Italia taglia fondi all’Onu. Intervista ad Eveline Herfkens

Intevista – L’amarezza della responsabile del Progetto Onu contro la povertà

Attilio ScarpelliniIl Manifesto Giovedi’ 23 Febbraio 2006
Rammarico, stupore. Eveline Herfkens, coordinatrice esecutiva della Millennium Development Goals Campaign su incarico di Kofi Annan, non sa più che parole usare per descrivere i sentimenti e le reazioni che i tagli dei contributi volontari decisi dalla Farnesina stanno suscitando negli ambienti delle Nazioni Unite.

E sì che a tagli finanziari e bruschi cambiamenti di fronte, questa superfunzionaria internazionale dovrebbe essersi abituata nel corso di una carriera politica che, cominciata nei ranghi del Labour olandese, l’ha portata ad operare nel settore della cooperazione prima come Ministro del suo paese, l’Olanda, poi come direttrice esecutiva della Banca Mondiale e come ambasciatrice a Ginevra presso il Wto. Eppure, quasi ad ogni risposta, Herfkens ribadisce la sua sorpresa per l’involuzione della politica italiana in materia di cooperazione che ha portato il nostro paese a occupare gli ultimissimi posti nella classifica dei donatori. Una politica ingenerosa che, dice,

“non tarderà a produrre i suoi effetti contro-producenti in sede internazionale”.

Perché tanta sorpresa, signora Herfkens. Che la cooperazione non fosse tra le priorità di spesa dell’attuale governo italiano lo si era capito già da tempo. Il taglio dei contributi, in fondo, era annunciato….Non è il taglio in sé ad essere discutibile, e nemmeno la volontà di premiare le piccole agenzie, quanto la scelta di penalizzare le grandi agenzie dell’Onu.

Scegliendo di penalizzare importanti organismi come l’Unicef, l’Oms o l’Undp, l’Italia dimostra di non voler più giocare un ruolo forte nel sistema multilaterale. Una decisione che non mancherà di danneggiare la sua credibilità e la sua influenza in sede internazionale. Questo per quel che riguarda la politica del vostro paese.

Per la campagna che io rappresento, l’atteggiamento italiano è, senza mezzi termini, un duro colpo. Un duro colpo alla lotta contro la povertà che è il più cruciale degli obiettivi del Millennio.

No, non ce lo aspettavamo, anche perché, secondo il rapporto Osce sulla cooperazione italiana pubblicato nel settembre scorso, il multilateralismo è uno dei punti forti dell’impegno italiano nel mondo.Lei dice che il ruolo internazionale dell’Italia subirà dei contraccolpi. Quali?

E’ facile intuirlo. Il rapporto di Kofi Annan “In larger freedom” diffuso nel marzo dello scorso anno aveva suggerito che nella discussione della riforma del Consiglio di sicurezza si tenesse in debito conto l’impegno dei paesi candidati in termini di risorse destinate alla cooperazione.

Non è un mistero che il vostro paese ambisca ad occupare un posto nel futuro Consiglio riformato.

Ma le cifre dicono che oggi è anche il paese donatore che destina la minor percentuale di risorse allo sviluppo. Oltre ad aver ribadito il suo impegno a raggiungere l’obiettivo massimo della Campagna, l’0,7% del Pil da destinare alla cooperazione, l’Italia si era impegnata al vertice Ue di Barcellona a stanziare l’0,33% del Pil entro il 2006. Attualmente siamo allo 0,13%, cioè assai lontani da entrambi gli obiettivi.

L’Italia, insomma, è il fanalino di coda dei paesi donatori e non sembra nutrire un grande desiderio di mantener fede agli impegni presi. Questo ennesimo taglio, al di là dell’entità delle cifre, non può che compromettere ulteriormente la sua immagine.

Parliamo di questa immagine. L’Italia che azzera i contributi volontari alla cooperazione è d’altra parte un paese di cooperanti e di volontari…

Ma è proprio sapere che in Italia esiste una diffusa cultura della cooperazione e della solidarietà a rendere ancor più stupefacenti le ultime decisioni assunte dal ministero degli Esteri.

Quasi contemporaneamente alla delibera con cui la Farnesina cancellava i contribuiti ad alcune grandi agenzie internazionali, il 13 febbraio, un sondaggio del CINI (il Comitatato Italiano Network Internazionali, la rete che riunisce alcune grandi Ong, ndr) mostrava un’immagine completamente opposta degli italiani, sottolineando il loro forte impegno nella lotta contro la povertà.

Un italiano su due, non solo conosce e apprezza gli Obiettivi della Campagna del Millennio, ma ritiene la cooperazione un tema decisivo nel momento in cui va a votare. La leadership nella lotta contro la povertà, in altre parole, porta voti. E’ possibile che i politici italiani non se ne rendano conto?

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