Appello

Noi, i firmatari, vogliamo vivere in un mondo senza povertà e facciamo parte della prima generazione che possiede le risorse finanziarie e tecnologiche per renderlo possibile. Nel Settembre del 2000, durante il Millennium Summit, 189 Capi di Stato e di Governo si sono impegnati a lavorare insieme per costruire un mondo più sicuro, più prospero ed equo per tutti entro il 2015.

In tale sede i leader dei paesi ricchi e poveri hanno adottato otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio, i quali richiedono l’attuazione di un modello di sviluppo che ponga le persone al centro delle politiche locali, nazionali e globali. Questi Obiettivi hanno impegnato paesi ricchi e poveri a sradicare l’estrema povertà e la fame, eliminare le disuguaglianze di genere e il degrado ambientale ed assicurare accesso ad istruzione, sanità ed acqua potabile entro il 2015. Per raggiungere questi Obiettivi, sia i paesi ricchi che quelli poveri devono realizzare azioni concrete.

I nostri governi sono chiamati ad assumersi la propria responsabilità di fronte agli impegni sottoscritti. Dopo più di quattro decenni di obiettivi mancati, un inaccettabile numero di persone (1,2 miliardi) ancora sopravvive con meno di un dollaro al giorno, a 113 milioni di bambini viene ancora negata l’istruzione primaria (due terzi sono bambine), e piu’ di 13 milioni di bambini (95% in Africa) sono diventati orfani a causa del virus HIV/AIDS.

Noi vogliamo modificare questa tendenza, e ci rifiutiamo di far parte della generazione che ha perso l’opportunità di fare la differenza.

Gli obiettivi del Millennio non sono troppo ambiziosi: sono tecnicamente ed economicamente realizzabili. Ciò che manca è la volontà politica di porli al centro delle politiche locali, nazionali e internazionali.

La partnership globale approvata al Summit del Millennio ha impegnato paesi ricchi e poveri in una serie di definite responsabilità. I paesi poveri si sono impegnati a migliorare le loro istituzioni e a riformare le loro politiche, destinando le proprie risorse al raggiungimento dei primi sette obiettivi. Mentre i paesi ricchi, dalla loro parte, hanno promesso di garantire un aiuto maggiore, più rapido e di miglior qualità, di assicurare una maggiore riduzione del debito, di garantire più opportunità commerciali e regole di mercato più eque e di incrementare il trasferimento di tecnologie verso i paesi poveri (impegni espressi nell’Obiettivo 8). I paesi poveri non possono raggiungere i propri obiettivi se i paesi ricchi non fanno la loro parte ben in anticipo rispetto al 2015.

Noi sappiamo che un patto è giusto solo quando gli impegni di entrambe le parti sono bilanciati. Dunque questa partnership globale ha una grave squilibrio. Mentre i paesi poveri si sono impegnati ad obiettivi specifici e con scadenze precise per raggiungere i primi sette obiettivi, non c’è alcun meccanismo di monitoraggio né alcuna esplicita scadenza per l’obiettivo 8.

Se vogliamo raggiungere gli Obiettivi del Millennio entro il 2015, i Paesi ricchi devono effettuare dei passi concreti verso obiettivi e scadenze specifice:

Aiuti: maggiori e più efficaci

Quantità:
Destinare lo 0,7% del prodotto interno lordo (come è stato promesso) entro il 2010

Qualità:
Indirizzare gli aiuti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2007:
Aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo destinato ai Paesi Meno Avanzati (specialmente all’Africa Sub-sahariana) entro il 2007
Eliminare i vincoli che obbligano i Paesi beneficiari dell’aiuto pubblico all’acquisto di beni e servizi dei Paesi donatori entro il 2007
Semplificare ed armonizzare le complesse procedure amministrative di erogazione dell’aiuto pubblico che sovraccaricano le istituzioni dei paesi poveri, come concordato nella Dichiarazione sull’Armonizzazione di Roma.


Riduzione del debito: più rapida e più profonda

Assicurare una maggiore e più rapida riduzione del debito per i paesi poveri fortemente indebitati entro il 2005

Commercio: maggiori opportunità e regole più eque

Eliminare i sussidi alle esportazioni agricole (sussidi che provocano forti distorsioni dei prezzi sul mercato mondiale, diminuiscono la competitività dei produttoti agricoli dei paesi poveri e distruggono le comunita’ agricole locali) entro il 2010
Ridurre i dazi doganali e le quote di importazione (fissando come limite massimo il 5%) sui prodotti agricoli, tessili e sull’abbigliamento entro il 2007 per assicurare ai produttori dei paesi in via di sviluppo l’accesso ai mercati dei paesi ricchi

Tecnologie: Condividere i frutti della conoscenza globale

Assicurare il trasferimento delle tecnologie dai paesi ricchi ai paesi poveri entro il 2006 (riformando l’accordo T.R.I.P.S* dell’Organizzazione Mondiale del Commercio per questo scopo)

Facciamo parte della prima generazione che può eliminare la povertà
E ci rifiutiamo di perdere quest’occasione

Faremo mantenere ai nostri governi le loro promesse